IL CARISMA DELLA GUARIGIONE

Scrive ancora il Laurentin: “L’amore guarisce”. Con queste parole il domenicano padre Francis McNutt, che ha dedicato il suo ministero e la sua ricerca al carisma della guarigione negli Stati Uniti, riassume tutta la sua esperienza, condensata in un libro intitolato appunto Healing (Guarigione).
Egli ha fatto questa constatazione nella Scrittura: il Cristo, che ha rifiutato di dare “segni dal cielo” ai diffidenti scribi, non ha invece mai respinto i malati che gli chiedevano di guarirli. In alcuni casi riferiti dai Vangeli, egli non li invita alla rassegnazione. Al contrario: egli indica la loro fede ad esempio, e li guarisce.
Il carisma delle guarigioni è un’opera dell’amore di Dio nella comunità e nel malato medesimo. Ci sono anche quei casi straordinari, prodigiosi, quelli riconosciuti a Lourdes dai luminari del Comitè mèdical international. Uno di essi riguarda un italiano, Vittorio Micheli, e potrebbe essere presto sottoposto all’esame del vescovo di Trento, dopo una nuova verifica medica.
Ma è ordinariamente difficile e anche impossibile provare il miracolo. La scienza non è in buona condizione per farlo, giacché i suoi principi e i suoi metodi devono tendere a ricondurre lo straordinario all’ordinario. Il suo dovere è quello di accanirsi contro l’inesplicabile, senza tregua, finché una spiegazione si trovi. Questo è il principio che fa della medicina una scienza, e una scienza efficace. Per questo essa ha fatto continui progressi. E’ divenuta scienza dal momento in cui ha rifiutato di arrendersi davanti a ciò che sembrava inesplicabile.
Tutto è diverso dal punto di vista della fede. Dio si è sempre manifestato nel chiaroscuro, come la nube degli Ebrei, nera di giorno e luminosa di notte. Le sue opere autentiche portano il sigillo del mistero. Rimangono velate e non costringono la ragione ad aderirvi.
Nel giorno della Pentecoste, la folla di Gerusalemme restò sbalordita davanti all’armoniosa glossolalia che celebrava “le meraviglie di Dio” (Atti 2, 11). E tremila persone furono battezzate. Ma tra la folla c’era anche chi rimaneva insensibile a questa trasparenza, e ridacchiava dicendo: “Sono pieni di vino dolce!” (Atti, 2, 12).
Renè Laurentin, l’autore da cui ho ampiamente attinto queste note, nel suo libro “Il movimento carismatico nella Chiesa cattolica”, Ed. Queriniana, sintetizza in alcuni punti chiari il comportamento di coloro che esercitano il carisma delle Guarigioni nel Rinnovamento. Eccoli in sunto.
I servizi di guarigione sono teocentrici, cioè centrati su Cristo, sulla grazia e sulla gratuità di Dio. E’ un’umile preghiera che non fa violenza al cielo, neppure quando, secondo lo stile del vangelo, diventa insistente. Dio è preferito ai suoi doni. Nei servizi in pratica non si abbandona il piano della lode e dell’adorazione. La preghiera per la guarigione prende spesso la forma del ringraziamento anticipato, oppure di un carisma di discernimento delle guarigioni che Dio, di sua iniziativa, vuole compiere o ha appena compiuto. Per questo, nei servizi di guarigione non c’è in causa soltanto il carisma di quelli che celebrano la preghiera, ma anche altri, che esercitano il carisma del discernimento. Quel che conta è che un siffatto atteggiamento verso Dio esorcizza le tentazioni di magia o di sfruttare Dio come un mezzo al servizio dell’uomo. Ciò è fondamentale.
Questa attività non viene considerata miracolosa o straordinaria. Il convincimento fondamentale è che la guarigione fa parte integrante del messaggio del vangelo, che è un momento ordinario del ministero d’ogni comunità cristiana verso i suoi malati. Nella prospettiva fortemente sottolineata dal vangelo stesso, i carismatici considerano la guarigione in maniera globale, nell’insieme del piano di salvezza, cioè come un tutto che implica – nella prospettiva stessa del vangelo – una guarigione nel contempo religiosa e morale, personale e sociale.
I servizi di guarigione tendono a ristabilire la relazione esistenziale dell’uomo con se stesso, con Dio e con gli altri. Quello che fortemente e specificatamente migliora è il modo di prendere in mano la propria esistenza e quella degli altri, sulla base di un rinnovamento nel rapporto fondamentale con quel Dio trascendente che è Amore.
Coloro che esercitano il ministero delle guarigioni rispettano il campo medico e le cure in corso. Non ne distolgono i malati. Ai pazienti che guariscono chiedono di tornare dal loro medico, per fargli costatare o verificare la guarigione. Tutto considerato, il rapporto che corre fra coloro che esercitano questo ministero e la medicina solleva un problema analogo (e connesso) a quello posto dagli studi di Balint: se pur c’è una scienza medica, l’attività del medico pratico ha a che fare con una relazione medico/malato che svolge un notevole ruolo e non si può trascurare. Ma la relazione medico/malato non esaurisce tutte le relazioni personali di cui il malato ha bisogno per guarire. C’è anche la relazione familiare, quella religiosa…E non bisogna che siano lasciate al caso.
A tale scopo, quelli che del rinnovamento carismatico esercitano la funzione terapeutica lavorano già in unione con dei medici. E pensano che per l’avvenire la collaborazione sarà abituale e organica. Ritengo che Dio, il vero autore della guarigione, possa volerla sia per il tramite delle cure mediche sia “direttamente attraverso la preghiera”.
Insomma, i ministri di questi carismi non si comportano come dei taumaturghi, ma come degli oranti e dei fratelli che pregano per un altro fratello.
Scrive il Laurentin: “Se un’ambiguità può esserci, è che sentono destarsi dentro certi fenomeni di tipo medianico, cioè la sensazione che c’è li un malato, che ha bisogno di guarigione e che Dio vuole guarirlo. Durante le riunioni di preghiera può accadere, come ho sentito, che l’animatore dica, a un tratto: “Dio vuole guarire qualcuno che ha dei dolori alla gamba. Costui vuole farsi avanti?”. Si può veramente sollevare il problema del carisma che ha per funzione di discernere le guarigioni ancor prima che il malato ne prenda coscienza. Non potrebbe essere la conseguenza di una suggestione collettiva? Spesso chi esercita il carisma delle guarigioni sente passare nelle sue mani come un calore, un leggero tremito, una specie di fluido. Anche il padre domenicano F. Mac Nutt parla di questo fenomeno nel suo libro “Il carisma delle guarigioni” (Ed. Paoline), ma senza indicarne la natura. Per vivere la sua azione e la sua presenza agli altri l’uomo ha bisogno di riferimenti simbolici d’ogni tipo. E la presenza conta in ogni relazione umana. Spesso si parla di presenza degli altri, ma c’è anche quella del capo che comanda, del medico, del prete, senza dimenticare, alla radice, la presenza di ciascuno a se stesso e la presenza a Dio. Queste varie forme di presenza sono collegate a dei segni, che hanno il loro peso, nella dialettica dell’esserci o non esserci.
Nei gruppi pentecostali cattolici – e il fatto è assai importante – il ministero delle guarigioni è comunitario, non personale. Non è mai uno solo che prega e impone le mani. Ciò dipende dall’ansia di mettere in risalto non tanto il fattore personale dell’uno o dell’altro, ma la comunità, sempre in riferimento a Dio, autore d’ogni guarigione. Insomma, coloro che esercitano questo carisma danno la precedenza a Dio sui suoi benefici, al malato sul ministro, alla guarigione sul miracolo, all’incontro personale sul risultato, al ringraziamento sulla domanda, cosa che riesce a tener lontano ogni tentazione di magia.

Il dono più importante

Importanti, nella Chiesa, non sono i carismi straordinari, ma quelli ordinari, che stimolano e impegnano la fede. Ci sono i carismi della parola: profezia, interpretazione (come si è detto all’inizio di questo articolo), insegnamento, esortazione, consiglio, eccetera. Ma ci sono anche i carismi dell’ascolto e dell’accoglienza, quelli del servizio visibile o nascosto. E hanno una importanza fondamentale tra molti altri. Allo stesso modo, molte funzioni oscure del nostro corpo si rivelano importanti in caso di malattia, ma erano già importanti prima.
La fonte dei carismi è identica a quella della “effusione dello Spirito”. La fonte è unica. E’ l’amore, nel senso della parola greca Agapè: la vita di Dio sorgente e principio di tutti gli altri doni, compresi i carismi, come insegna l’apostolo Paolo. Sì, l’amore guarisce, converte, salva. E l’amore per eccellenza, l’Agapè del Padre e del Figlio, quello che Gesù ha promesso di mandare, è lo Spirito Santo.

Conclusione

Dopo aver così trattato, del carisma delle guarigioni, sintetizziamo qui le conclusioni al riguardo:
Il ripristino della funzione terapeutica, parte integrante del Vangelo, non è una fantasia di una qualche moda nostalgica, ma un ritorno alle fondi della Scrittura e della tradizione, la risposta a delle frustrazioni e a dei bisogni attuali. Le esperienze oggi risorgenti illuminano sotto molti aspetti l’esegesi biblica e la tradizione antica.
Secondo Mac Nutt, non è un carisma straordinario, ma “ordinario e che di norma fa parte della vita d’ogni comunità cristiana”.
Questa conclusione fa il paio con quella sulla glossolalia, e smorza, senza che noi abbiamo dovuto andare a cercarla, tante obiezioni sulla propensione allo straordinario che sarebbe insita nel movimento carismatico.
“Lo straordinario diventa ordinario”, come dice Mac Nutt. Quello che il cardinale Suenens chiama “democratizzazione della santità” è anche democratizzazione dei carismi. Ma queste formule paradossali in fondo non sono nient’altro che una riedizione di quella che definisce il vangelo stesso, “la buona novella annunciata ai poveri”.